Tenores di Bitti Mialinu Pira in Terra Santa

Si e’ chiuso con l’attesa esibizione dei Tenores di Bitti “Mialinu Pira” nella Basilica della Natività il Festival delle Arti e dei Mestieri Antichi della Tradizione Italiana che si è svolto in Israele, tra Gerusalemme e Betlemme dal 7 al 10 Dicembre 2009. Il millenario canto dei pastori sardi è riecheggiato alto nella culla della cristianità, suscitando intense emozioni nel folto pubblico accorso a Betlemme per l’occasione e alla presenza del Console italiano a Gerusalemme e di tutto lo staff diplomatico. 

 

Intervista di

Pierpaolo Fadda direttore della rivista Sonos e Contos

 

Omar , siete di ritorno da Israele dove avete partecipato al  festival di Arti e mestieri antichi della tradizione italiana :un onore essere scelti a rappresentare la Sardegna?

Assolutamente si! E’ un onore e motivo d’orgoglio essere stati scelti a rappresentare l’Italia in Terra Santa, da organismi istituzionali e diplomatici  come la Cooperazione Internazionale in Palestina e il Consolato Italiano di Gerusalemme. Non si tratta solo di un privilegio personale per noi “Mialinu Pira” ma dell’ennesimo importante riconoscimento per il canto a tenore che come sappiamo, in questi ultimi decenni sta acquisendo fama e interesse sempre maggiori, vista la sua presenza in spazi e occasioni fino qualche tempo fa a esso estranei. Per questa occasione il gruppo Tenores di Bitti “Mialinu Pira”, composto da Omar Bandinu (bassu), Marco Serra (contra), Bachisio Pira  e Arcangelo Pittudu (oche e mesu oche) e dal Presidente Onorario dell’ omonima associazione culturale Paquito Farina, ha pensato di coinvolgere nell’evento la Regione Sardegna, la Provincia di Nuoro, L’Unione dei Comuni del Mont’Albo, il Comune di Bitti e il Banco di Sardegna, per la promozione della nostra isola in Medioriente. Questo caso è un esempio di come il canto a tenore possa diventare un forte veicolo di promozione territoriale, vero e proprio testimonial della Sardegna nel mondo.

 

Che sensazione si prova a cantare nel tempio della cristianità , la basilica della Natività di Betlemme?

Una fortissima emozione, paragonabile a quella che abbiamo provato nel 2001 quando cantammo in Vaticano per Giovanni Paolo II. La Basilica della Natività oltre naturalmente ad essere un luogo di importanza storica è un posto magico, intriso di spiritualità, e ascoltare l’eco delle nostre voci, dei nostri canti al suo interno ha scatenato in noi emozioni diverse. Mentre cantavano “Sas Grobbes de s’Annossata” il mio sguardo si è posato sui muri della Basilica tappezzati di mosaici e formule in lingua clericale ortodossa, in latino e in armeno e ho pensato “e noisi semusu cantanne in limba sarda”. Ho pensato che quel posto è direttamente collegato ai nostri canti, c’è un trait d’union che ha dato origine alle “Grobbes”, a “su Nenneddu” e a tutti i canti sacri sardi, e “como semus inoche, in Betlemme” a raccontare  “ a bassu e a contra” quello che è successo quì 2009 anni fa.

 

Avete portato l’antico canto dei pastori, patrimonio dell’umanità in terra santa, e la vostra esibizione era particolarmente attesa: che effetto ha avuto sull’ immensa folla presente alla manifestazione?

Il nostro concerto era l’evento più atteso della manifestazione, per l’originalità e l’innovatività della proposta (innovatività e canto a tenore!), e il pubblico ha risposto con entusiasmo e partecipazione. L’uditorio era costituito da Italiani, in parte pellegrini e personale delle ambasciate, turisti di tutto il mondo, e palestinesi, per i quali abbiamo predisposto una traduzione simultanea dall’italiano all’arabo delle introduzioni ai canti. Con un pubblico così culturalmente eterogeneo è difficile fare delle considerazioni generiche su come e cosa sia stato colto dei nostri canti. Posso dire che la componente emotiva e la solennità dei canti religiosi bittesi hanno creato un’empatia musicale che non conosce barriere linguistiche e culturali.  

 

Chi ha cantato assieme a voi?

L’apertura del festival è stata affidata al coro palestinese “Jasmine” dell’Istituto Magnificat della Natività che ha cantato nell’ omonima Basilica, mentre il gruppo “mediterraneo” Terra Maris si è esibito all’esterno nella Piazza della Mangiatoia dove è stato realizzato uno spazio espositivo per i madonnari e gli artigiani del presepe napoletani, gli iconari e i maestri figurai, e gli artisti del pane di Salemi accompagnati dal sindaco Vittorio Sgarbi. Altre mostre e spettacoli teatrali sono stati rappresentati al Teatro Palestinese di Gerusalemme, che ha ospitato l’”Opera dei Pupi Siciliani”, patrimonio immateriale dell’Unesco come il Canto a Tenore da noi rappresentato. La manifestazione infine si è chiusa con il nostro concerto alla Basilica il giorno 10 Dicembre.

 

Dopo Betlemme siete stati anche a Gerusalemme: cosa vi è rimasto impresso in  questa intensa 4 giorni in Palestina?

Conosciamo grazie ai media la complicata questione mediorientale che ormai da tempo oppone israeliani e palestinesi, in una guerra assurda dove a farne le spese (come in tutte le guerre!) sono i rispettivi popoli. Abbiamo più volte attraversato il contestato muro che separa Israele dai territori palestinesi, passando per i controlli dei “check point” per poi ritrovarci in luoghi dalla bellezza sconvolgente, e dove per secoli queste genti hanno convissuto senza alcun problema, dove è possibile ascoltare la chiamata del “muezzin” da una parte e  il canto dei monaci cristiani dall’altra, ritrovarsi davanti al Muro del Pianto dove gli ebrei rievocano la distruzione del Tempio di Salomone mentre a poche centinaia di metri alcuni pellegrini cattolici percorrono in preghiera la Via Dolorosa trascinando una croce di legno. Durante le nostre trasferte turistiche naturalmente non sono mancati i momenti canori, “S’Iscravamentu”  all’interno della Basilica dell’Agonia del Getsemani, “Sas grobbes de su Nenneddu” nel Cenacolo sul Monte Sion, un’ immancabile “Oche ‘e Notte” dal panoramico Monte degli Ulivi.

Rassegna Stampa

  Brochure completa della manifestazione
Brochure piccola  
Articolo La_nuova_sardegna
Articolo_L'Unione Sarda          
Articolo Unione Sarda_2
               
               
               

Fotografie